N° 94

 

FANTASMI

 

Di Carlo Monni (con concetti e personaggi di Fabio Volino e Andrea Garagiola)

 

ATTENZIONE: continua da Nick Fury #11

 

 

 

1.

 

 

            Come qualunque altro ufficio nel mondo anche quelli del quartier generale dello S.H.I.E.L.D. a New York sono praticamente deserti a tarda sera, anche perché il vero lavoro si svolge quasi tutto sull’Eliveicolo. Stasera, però, Nick Fury, si è fermato qui di ritorno dalla superprigione americana per supercriminali chiamata Raft.[1]

            Mentre Nick è chiuso nel suo ufficio privato a colloquio con Yuri Brevlov, Direttore della Sezione Russa, nell’ufficio accanto l’Agente Jonathan Juniper, Junior per gli amici, sta usando il computer della segretaria del suo capo per redigere un rapporto sulle ultime vicende.

Improvvisamente l’istinto lo avverte di non essere più solo. Gira di scatto la sua poltrona e dice:

-Esci pure dall’ombra. Lo so che ci sei.-

            Quella che avanza verso di lui è una bella ragazza dai capelli ramati che indossa un’attillata tuta bianca con un ragno nero disegnato all’altezza del seno sinistro. In mano ha una pistola Makarov PB di fabbricazione russa.

-Complimenti.- dice l’intrusa con appena una punta di accento russo -Non sono molti quelli che si accorgono della mia presenza finché non è troppo tardi.-

-Sono stato addestrato dal migliore.- ribatte Juniper.

Sul suo volto passa Improvvisamente un lampo di comprensione.

-Tu sei l’assassina dei cloni!- esclama.

            Lei sorride ed alza la pistola all’altezza della sua faccia dicendo:

-Esatto e sono qui per eliminare l’ultimo dei miei bersagli: tu, Jonathan Juniper.-[2]

-Non muovere un muscolo, ragazza. Non costringermi a spararti-

            Al suono di quella voce, la ragazza in questione si volta con calma tenendo sempre in pugno la pistola ma alzando le mani.

-Tu sei Nick Fury!- esclama -Che onore per me.-

-Poche storie: ho già visto morire Junior Juniper davanti ai miei occhi una volta[3] e non permetterò che accada una seconda, quindi, se fai una mossa sbagliata ti sparerò senza esitare, anche se sei la figlia di… una vecchia amica.-

-Tu sai chi sono?- nella voce della giovane donna c’è autentica sorpresa.

-So anche più di quanto credi, Olga o preferisci che ti chiami col tuo nome in codice: Vedova Bianca?- ribatte Nick.

-Se davvero mi conosci, sai che arrendermi non è un‘opzione.-

            Con una mossa fulminea la Vedova Bianca abbassa la pistola e fa fuoco ma Nick fa altrettanto ed i due spari echeggiano contemporaneamente.

            Per un momento sembra che la scena sia cristallizzata poi la pistola salta di mano alla ragazza che fa un sorriso all’indirizzo di Nick.

-Un colpo fortunato.- dice massaggiandosi la mano destra con l’altra.

-Ho colpito dove volevo colpire.- ribatte Nick.

-Ed io ho mancato il bersaglio invece. Non mi capita mai. Colpa della fretta suppongo. Beh, come dite voi americani, è stato bello finché è durato. Do svidaniya, tovarish.-[4]

            Con uno slancio da atleta olimpionico la Vedova Bianca si getta contro la vicina finestra e dopo averla sfondata piomba nelle acque della baia. Quando Nick e Junior si affacciano è impossibile vederla.

-Non le hai sparato, l’hai lasciata scappare.- dice Juniper

-Neanche tu l’hai fatto, mi pare.- ribatte Nick.

            L’altro abbozza un sorriso prima di rispondere:

-Sai com’è… sono pur sempre un ragazzo degli anni 40: mi ripugna sparare alle donne, specie se giovani e carine come quella. Per fortuna non ti ha beccato prima.-

-Forse non ha sbagliato, forse anche lei ha colpito dove voleva colpire. Forse neanche lei voleva uccidere me come io non volevo uccidere lei. Forse… troppi forse.-

            Juniper capisce che non è il caso di insistere oltre.               

 

              Sdraiata sul grande letto matrimoniale nell’appartamento di Big Ben Donovan a Harlem Claire Temple riflette su quanto le è successo. Gli uomini di Black Mariah ci sono andati giù pesante. Non le hanno lasciato cicatrici visibili ma sono quelle invisibili che fanno più male. Per fortuna lei è una dura e non ha intenzione di farsi piegare.

            Il rumore di una porta sbattuta la informa che Big Ben è tornato a casa e non deve essere di ottimo umore.

            Big Ben è spesso rozzo e violento, ha un’etica discutibile ed è il consulente legale di Morgan, il Boss del Crimine di Harlem ma con lei ha rivelato un insolito lato compassionevole e si è preso cura di lei in questi giorni dopo quello che le hanno fatto.

            Il massiccio avvocato entra nella stanza e dalla sua faccia si vede chiaramente che le cose sono andato storte oggi.

            Si sforza di sorridere e le chiede:

-Come stai?-

-Sempre meglio… grazie anche a te.- risponde lei -Presto toglierò il disturbo.-

-Non è stato un disturbo per me, lo sai.-

-Sì, credo di sì. A te com’è andata?-

-Male.- ammette Donovan a denti stretti -Ho cercato di parlare con mio figlio ma ovviamente ho incasinato tutto come al solito.-

-Ne vuoi parlare?-

            Lui scuote la testa e replica:

-Meglio di no. Adesso ti lascio a riposare e mi sistemo di là sul divano.

            Claire resta silenziosa per qualche istante poi, proprio quando Big Ben si volta per uscire dalla stanza dice:

-Quel divano è decisamente toppo piccolo per un bestione come te, sono certa che ci stai scomodissimo. Qui c’è posto per tutti e due.-

-Claire!- esclama lui -Tu non sai quel che stai dicendo. Io non sono un bravo ragazzo e non riuscirei a non allungare le mani.-

-Ed io non te lo chiederei.-

            Stavolta tocca a Big Ben restare silenzioso, poi comincia a slacciarsi la camicia e replica:

-Se io fossi un gentiluomo, rifiuterei la tua proposta, ma te l’ho detto: non sono un gentiluomo ma un cattivo soggetto ed accetterò prima che tu ci ripensi.-

 

              Il telefono squilla sempre nei momenti sbagliati, pensa Liz Mace mentre si scioglie dall’abbraccio di Carolyn St. Lawrence per rispondere alla chiamata.

<<Buonasera, Capitano, mi dispiace disturbare la sua serata con la sua amica St. Lawrence.>>

            La voce di Nick Fury chiarisce che non è una chiamata di cortesia, Il Direttore dello S.H.I.E.L.D. raramente chiama per chiederti come stai .

-Come fa a…? Non importa. Novità sulla storia dei cloni?-

<<Ho appena saputo chi è il killer dei cloni: è una lei,l’eliminatrice numero uno del F.S.B.[5] prestata per l’occasione agli altri servizi russi. La chiamano Vedova Bianca.>>

-È una specie di scherzo?-

<<Se lo è, non è mio. Vorrei un favore da te: trovala e portamela.>>

-Perché io e non i suoi uomini?-

<<Perché non siamo i soli a cercarla e l’Hydra non userà mezze misure. Con te ho la garanzia che la prenderai viva. Lo farai?>>

-Prenderla? Di certo ci proverò. Viva? Indubbiamente sì.-

Per i successivi minuti Nick ragguaglia Liz su quanto è successo poi la saluta. Appena la conversazione è finita, Cary St Lawrence dice:

-Sapevo già che Nick Fury sa che tu sei Capitan America, ma come diavolo faceva a sapere che ero qui con te quando la nostra relazione è un segreto per tutti?-

-Credo che siano poche le cose su cui Fury non è informato.- replica Liz -Quello che mi dà da pensare è la preoccupazione che ho sentito nella sua voce, ma non pensiamoci adesso. Tutto questo può aspettare domani, ora dedichiamoci a noi due.-

-Sono assolutamente d’accordo.- ribatte l’altra sorridendo.-

 

 

 

2.

 

 

 

Frank Gianelli si guarda intorno poi, finalmente la vede seduta al bancone: bionda, statuaria, abito nero corto e senza maniche, scarpe decolleté nere con tacco 12, vestita per uccidere si potrebbe dire e sarebbe anche appropriato con lei.

            Le si avvicina e dice:

-Posso offrirti da bere?-

Lei si volta e sorride riconoscendolo.

-Ma guarda, guarda!- esclama -Frankie, giusto? Non dirmi che stavi cercando proprio me.-

-E se anche fosse; che male ci sarebbe?- ribatte lui -Siamo stati bene l’altra volta, no? Potrei volere il bis.-

            La donna fa un sorriso dalla piega crudele e replica:

-Perché no?-

 

            Camp Lehigh in Virginia è ufficialmente un campo di addestramento dell’Esercito degli Stati Uniti ristrutturato e reso di nuovo operativo dopo decenni di abbandono. In realtà è la copertura per una squadra interforze il cui compito primario è indagare e neutralizzare le minacce alla sicurezza militare degli Stati Uniti di tipo superumano o comunque insolite.

            Il Generale Joseph Kragg, un veterano che ha perso l’occhio sinistro in azione, è il capo di questa unità ed ha fama di duro ma giusto. In questo momento sta ascoltando il rapporto di tre dei suoi ufficiali, tutte donne, sulla loro inchiesta più recente:

-Nonostante l’interferenza dei Fenris, avevamo catturato l’Ammiraglio Nelson quando un ignoto cecchino l’ha ucciso.-[6] sta dicendo il Maggiore dei Marines Elizabeth Mary Mace.

-Uno piuttosto in gamba, direi. - aggiunge il Colonnello dell’Esercito Carolyn St. Lawrence -Ha centrato la fronte di Nelson con un unico colpo sparato da un elicottero in volo da una distanza di circa 800 metri.-

-Sento dell’ammirazione nelle sue parole o sbaglio?- chiede Kragg.

-Ammiro sempre un lavoro ben fatto… anche se è opera di un nemico.-

            Kragg emette un grugnito poi prosegue:

-Che sappiamo del cecchino?-

            È il Tenente dell’Aviazione Diane Perrywinkle a rispondere dopo essersi schiarita la voce:

-Il proiettile che ha ucciso Nelson è stato recuperato: è un 7.62×54mmR compatibile con un fucile Dragunov SVU-A in uso alle forze speciali della Federazione Russa.-

-Ho saputo da poco che lo S.H.I.E.L.D. l’ha identificata come la Vedova Bianca, la migliore eliminatrice del F.S.B.-

            Altro brontolio di Kragg che borbotta:

-I servizi segreti russi, ci mancavano solo loro. Siete proprio sicuri che quello che avete catturato non fosse il vero Nelson, ma un suo clone sostituito dai Russi? Mi sembra ancora incredibile.-

-Gli scanner portatili dello S.H.I.E.L.D. non lasciavano dubbi, Signore, ma per sicurezza abbiamo fatto fare analisi accurate dalla nostra specialista.- risponde Liz Mace.

-E la vostra specialista è on grado di confermarlo.- dice una donna attraente in camice bianco, entrando improvvisamente. Il colorito olivastro della pelle e il bindi[7] sulla fronte la identificano chiaramente come proveniente dall’India.

-Dottoressa Rao…- le si rivolge Kragg -… il fatto che lei sia una consulente civile non soggetta alla disciplina militare non l’autorizza ad arrivare quando le pare e senza farsi annunciare.-

            Kavita Rao si limita a scrollare le spalle e prosegue:

-Come saprete, immagino, i cloni sono copie genetiche di un individuo ma non sono esattamente identiche all’originale. Non vi tedierò con i particolari tecnici, vi basti sapere che i campioni che ho esaminato appartengono senza ombra di dubbio ad un clone del Vice Ammiraglio Nelson.-

-Maledizione!- sbotta Kragg -E da quanto va avanti questa storia?-

-Da quello che siamo riusciti a sapere, quattro o cinque anni.- risponde Liz Mace -Era un progetto nazista che loro non riuscirono a completare in tempo utile. I Sovietici lo trovarono ma non ne fecero nulla. Solo pochi anni fa, appunto, i Russi si decisero ad attivarlo per poi vederselo soffiare dall’Hydra a loro insaputa ed ora stanno cercando di fare pulizia, diciamo.-

-I Russi non fanno altro che procurare guai ultimamente.-[8] commenta, acido, Kragg.

 

            Il palazzo di 35 piani era conosciuto come Roxxon Building, poi la grande multinazionale dell’energia è stata travolta dalla scoperta delle malefatte commesse dai suoi principali dirigenti nel corso degli anni. Quei dirigenti ora sono morti, in carcere o si sono dati alla latitanza. La vecchia Roxxon non esiste più ed i pezzi più pregiati del suo patrimonio sono stati venduti, compreso questo palazzo su cui ora campeggia il logo di un’altra multinazionale, stavolta russa: la Kronas Inc. Chi l’avrebbe mai detto che i Russi si sarebbero presi un pezzo dell’economia americana?

            Quello che pochi sanno è che gli uffici dei dirigenti sono collegati da ascensori segreti ai sotterranei del palazzo dove è stata installata una sorta di metropolitana privata su monorotaia in grado di arrivare rapidamente in vari punti della città, rifugi da utilizzare in caso di problemi e rimasti inutilizzati per anni.

            L’uomo di nome Aleksandr Vassilievitch Lukin ha pagato salate le informazioni su questi rifugi ed è per questo che ha deciso di comprare questo palazzo ed ora la cittadella sotterranea della Roxxon ospita il quartier generale segreto di un’organizzazione dedita al terrorismo e spionaggio politico il cui simbolo è un teschio stilizzato di colore rosso.

            È Aleksandr Lukin a lasciare il suo ufficio in cima al palazzo grazie all’ascensore segreto di cui parlavamo ma è il Teschio Rosso a raggiungere un ufficio di quel complesso sotterraneo. Non l’originale Teschio Rosso, incarnazione del Nazismo, bensì la versione che ne crearono i sovietici nel 1953 con tanto di falce e martello sul petto. Lukin ne ha assunto l’identità e ricreato la leggenda e per essere l’unico Teschio Rosso ha fatto uccidere l’originale.[9]

Ora nel suo studio privato accoglie un uomo dal fisico muscoloso che veste un giubbotto bianco, p ---Attendo ordini, Compagno Teschio Rosso.- dice. In Russo.

-Ho un compito per te, Cosacco.- gli dice nella stessa lingua e gli porge una foto che ritrae una giovane donna dai capelli ramati che indossa un attillato costume bianco

-Sai chi è?-

-La Vedova Bianca.-

 -Esatto. È qui a New York e tu la catturerai per me. Una donna simile non può lavorare per altri.-

            Il Cosacco ascolta attentamente le istruzioni poi lascia la stanza. È appena uscito che una porticina laterale si apre ed una donna dai capelli rossi molto attraente che dimostra circa 25 anni, vestita con un abito rosso lungo sino al ginocchio e scarpe di marca, entra nello studio.

-Hai sentito tutto, immagino.- le si rivolge il Teschio Rosso sempre in Russo.,

-Ovviamente. Suppongo che tu voglia che tenga d’occhio il Cosacco e se qualcosa va storto lo elimini.- replica lei in tono calmo, quasi glaciale.

-Conosci le regole, Esecutrice.-

-Naturalmente: nessuno deve cadere vivo nelle mani del nemico. Nemmeno io sfuggo a questa regola.-

-L’Esecutrice non perdona nemmeno se stessa, lo so. Puoi andare adesso.-

 

 

3.

 

 

Il Mausoleo di Lincoln a Washington D.C. ha sempre avuto un significato speciale per tutti coloro che hanno portato il nome e la responsabilità di Capitan America e così l’eroe afroamericano chiamato Falcon non è stato affatto sorpreso quando l’attuale portatrice del nome gli ha fissato un appuntamento proprio lì.

            Quando atterra lei è già lì ad aspettarlo.

-Sono felice di rivederti…- le dice -… ma è ovvio che stai per coinvolgermi in qualche problema.-

            Liz Mace abbozza un sorriso e replica:

-Sei un facile profeta. Ho una storia da raccontarti.-

            Cap fa un resoconto degli eventi degli ultimi giorni ed alla fine Sam Wilson commenta:

-Avevo sentito del pasticcio al Pentagono ma quando è successo ero impegnato alla Camera.[10] Se ho capito bene, quest’infallibile assassina russa avrebbe ormai eliminato tutti i cloni infiltrati dai suoi.-

-Non tutti. Gliene manca uno e Fury è convinto che ci riproverà. Orgoglio professionale.-

-Non è improbabile con gente del genere. Vedova Bianca… ora le ho sentite tutte.-

-È una delle tre diplomate del Programma Vedova, che a sua volta è parte della Stanza Rossa, un centro di addestramento che ufficialmente non esiste.-

-Che sorpresa. Quindi noi dovremmo fare da angeli custodi a questo tizio, Juniper?-

-Non mi sono venute idee migliori.- ammette Capitan America.

-Perché è così importante per Fury? Qualcosa mi dice che è una cosa personale.-

-Lo è. Come ti ho detto, l’originale Jonathan “Junior” Juniper era uno degli Howling Commandos. Morì durante una delle loro prime missioni, nel 1942, e Fury si è sempre sentito in colpa per non essere stato capace di evitarne la morte. Suppongo che evitare che anche il suo clone sia ucciso sia per lui un modo per rimediare a quella che sente come una sua mancanza.-

-Sì, è quel tipo d’uomo… esattamente come Steve.[11] Immagino che questo Juniper sia a Washington adesso.-

-Immagini giusto. Ha una specie di ufficio nella sede americana dello S.H.I.E.L.D. a Foggy Bottom.[12] Dovrebbe essere lì adesso.-

-Ed allora che aspettiamo? Muoviamoci.-

-Un’altra cosa: Fury pensa che sia Juniper che la sua aspirante assassina siano anche nel mirino dell’Hydra.-

-Perfetto, mi mancavano proprio quei pazzoidi vestiti di verde.-

            Liz sfodera un altro sorriso.

 

            Frank Gianelli si alza silenziosamente e si avvicina alla porta della camera. È ben consapevole di cosa gli accadrebbe se la donna con cui era a letto sino a poco fa scoprisse che la sta spiando: Moonstone non è famosa per essere magnanima. L’occasione, però è troppo ghiotta per farsela sfuggire: Karla Sofen, o Kristin Svenson, come si fa chiamare adesso, ha ricevuto una telefonata che l’ha spinta a balzare giù dal letto e spostarsi nella stanza vicina. Voleva essere sicura che lui non l’ascoltasse e questo basta a solleticare la curiosità di Frank.

            Si avvicina alla porta che la telefonata sta finendo. Non è riuscito a sentire tutto ma quel che sente gli basta:

-… tranquillo Gyrich, tengo l’Agente Zero sotto controllo e domani saremo entrambe a Washington per mezzogiorno.-

            Gyrich? ovvero Henry Peter Gyrich, il Consigliere del Presidente degli Stati Uniti per gli Affari Superumani? La trama si va facendo decisamente ingarbugliata.

 

            Appostata sul tetto della palazzina dello S.H.I.E.L.D. a Washington Capitan America scopre una volta di più quanto odi l’attesa. Forse non è un buon piano, dopotutto, aspettare qualcuno che forse non verrà mai.

-Falcon, ci sono novità?-

            La voce di Sam Wilson, in volo sopra di lei, risuona forte e chiara nel suo auricolare:

<<Ancora nulla. Da quassù ho una splendida visuale e posso dirti con certezza che o la nostra amichetta non è ancora in zona o è molto brava a mimetizzarsi.>>

-Temo di più la seconda ipotesi.-

<<Hai detto che questa Vedova Bianca è una tiratrice scelta, giusto?>>

-E molto in gamba anche: ha centrato in pieno l’Ammiraglio Nelson, o meglio il suo clone, al primo colpo da una distanza impossibile.-

<<Una brutta cliente insomma. Continuo a cercare.>>

-Ottimo. Avvertimi se vedi qualcosa di strano, qualunque cosa.-

<<Ricevuto, mio Capitano.>>

            Liz Mace sorride, ma il sorriso le muore subito sulle labbra. Ha appena provato una sgradevole sensazione, una di quelle a cui ha imparato a dare retta da quando fa la supereroina: non è più sola sul tetto.

 

 

                                                                               4.

 

 

Olga Nikolaievna Derevkova la Vedova Bianca, inizia la sua giornata come sempre con un’intensa seduta di allenamenti seguita da una doccia gelata e da una calda. Alla fine è pronta per uscire.

            Non ha seguito il suo bersaglio: l’ha preceduto. Subito dopo il suo tuffo nell’East River ed essere sfuggita alla caccia degli agenti dello S.H.I.E.L.D. è immediatamente partita per la Capitale degli Stati Uniti.

            Jonathan Juniper appartiene a quel tipo di persona che non si lascia dominare dalla paura ed ha certo insistito per riprendere il suo lavoro, la sua routine per cui lei sa esattamente dove trovarlo. In fondo le piace ma questo non le impedirà di ucciderlo, il lavoro è lavoro. Il problema è che Nick Fury è furbo ed avrà fatto il suo stesso ragionamento. In altre parole: la attende una trappola. Olga sorride: apprezza le sfide e misurarsi con una leggenda come Nick Fury è stimolante.

            È appena uscita on strada ed ha fatto solo pochi passi che è assalita dalla precisa sensazione di essere osservata. Qualcuno stava aspettando che uscisse, qualcuno che sapeva benissimo dove trovarla anche se questa è una “casa sicura” del S.V.R.[13] di cui nessuno dovrebbe sapere nulla. Potrebbe essere una scorta di sicurezza che i rezident[14] del S.V.R. e del G.R.U.[15] hanno predisposto per lei senza avvertirla ma è un ‘ipotesi che non la convince. I guai sono cominciati prima del previsto.

 

C’è qualcuno alle sue spalle, Capitan America ne è assolutamente sicura. Si volta di scatto ed il suo scudo intercetta una pallottola.

            Davanti a lei un uomo in costume rosso e nero con gli occhi coperti da grandi occhiali dalla montatura nera e lenti a specchio rosse. Dalla cintura pendono due fondine, una per coscia, al momento vuote perché l’uomo in questione sta impugnando entrambe le pistole che contenevano.

-Complimenti, ragazza…- le dice lui -… mi avevano detto che eri in gamba.-

-Non mi chiamo “ragazza” ma Capitan America.- replica Liz scattando in piedi e lanciando contemporaneamente lo scudo.

            Il suo avversario lo evita, sia pure di misura, compiendo un balzo acrobatico e gettandosi sulla destra. Nello stesso momento le spara e lei evita i colpi gettandosi dal lato opposto.

            È in gamba, pensa la giovane donna, non l’ho mai visto prima ma ha qualcosa di familiare come se ne avesse visto una foto o un ritratto da qualche parte. Dimostra una quarantina d’anni, forse ne ha anche di più. Chi diavolo è?

-Chi sei?- chiede ad alta voce.

Se vuoi un nome, puoi chiamarmi Bravo.- ribatte lui

-Bravo? Ma non è possibile!-

            La distrazione le è fatale. L’uomo di nome Bravo le sferra un calcio al ventre e lei barcolla e cade oltre il bordo del tetto.

-Buon viaggio.- le dice, ironico, il suo avversario facendo il saluto militare.

 

            L’uomo di nome Bravo è ancora fermo vicino al cornicione quando una voce femminile echeggia alle sue spalle:

-Fermo dove sei e tieni le mani sopra la testa. Credevi davvero di poter violare un’installazione dello S.H.I.E.L.D. senza essere notato?-

            Donne, pensa Bravo, sono sempre state una fonte di guai per lui. Questa in particolare. Si gira lentamente con un sorrisetto sulle labbra e replica:

-A dire il vero, sì, Laura, ci speravo e c’ero quasi riuscito.-

-Richard?- esclama una sorpresa Laura Brown -Non è possibile!-

-Sei già la seconda persona che me lo dice, dovrò cominciare a crederci.-

            Con velocità insospettabile Bravo abbassa le mani, estrae le sue pistole e comincia a sparare gettandosi contemporaneamente a terra.

            Gli agenti che accompagnano Laura Brown cadono come birilli ed alla fine solo lei è incolume.

-Spiacente, Laura, avrei davvero voluto che le cose andassero diversamente.- dice lui, poi si alza di scatto e si tuffa oltre il cornicione.

 

 

5.

 

 

            Capitan America cade. Non è la prima volta che le capita e sicuramente non sarà l’ultima… sempre che sopravviva a questa, s’intende.

            Non si perde d’animo e cerca una via d’uscita. Sotto di lei c’è un’asta di bandiera, se riesce a raggiungerla… bastano solo qualche capriola e un po’ di contorcimenti e…

-Serve anche una mano… o magari un paio d’ali?-

-Falcon!- esclama Liz mentre l’eroe afroamericano le sue afferra i polsi, poi aggiunge -Me la sarei cavata ugualmente ma grazie.-

-Oh, non ho dubbi che avresti trovato un modo, sei Capitan America dopotutto ma così non perdiamo tempo.-

-Portami sul tetto. C’è un tizio con cui devo regolare i conti.-

            Quando i due supereroi raggiungono il tetto della sua palazzina dello S.H.I.E.L.D. l’uomo chiamato Bravo è scomparso e ci sono agenti feriti che vengono soccorsi.

            Cap e Laura Brown si scambiano veloci spiegazioni.

-E così conoscevi Bravo.- commenta Liz -Posso chiederti come mai?-

-Storia lunga e dolorosa.- replica Laura -E tu?-

-Racconti di famiglia, diciamo. È stato shoccante scoprire che è ancora vivo e al servizio dell’Hydra.-

-E questo è il meno. Ci sono molte cose che non puoi sapere di lui che ti shoccherebbero ancora di più, probabilmente.-

-E perché non ce le racconti tu, visto che sei così ben informata?- interviene Falcon.

            Laura fa un cenno d’assenso poi dice:

-Seguitemi dentro.-

            E così fanno.

 

            L’auto dai vetri oscurati entra nel garage di una villetta di Georgetown e mentre la porta basculante si chiude dietro di essa, ne scende l’uomo chiamato Bravo. In quel momento il suo cellulare squilla e lui risponde prontamente.

<<Novità?>> chiede una voce di donna.

-C’è stato un contrattempo che mi ha impedito di portare a termine l’operazione.-

<<Che contrattempo?>>

-Capitan America: ha scoperto la mia presenza.-

<<Quella maledetta sgualdrina è sempre tra i piedi. Va eliminata anche lei assieme a quell’altra puttanella russa. Sono stata chiara?>>

-Perfettamente, Madame Hydra.-

 

            All’interno di un ufficio della sede della sezione americana dello S.H.I.E.L.D. Laura Brown, Capitan America, Falcon e Jonathan Juniper siedono e parlano.

            Sono ignari di essere inquadrati da un mirino telescopico appartenente ad un fucile Dragunov SVU-A pronto a sparare.

 

 

CONTINUA E FINISCE SU NICK FURY #12

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Poco da dire. Vi chiedete chi sia il misterioso Bravo? Vi rimando al prossimo episodio dove ci aspetta… ma perché dovrei dirvelo adesso? -_^

 

 

Carlo



[1] Come visto su Nick Fury #11.

[2] Se questa scena vi sembra familiare è perché è ripresa direttamente dal finale di Nick Fury #11.

[3] Su Sgt. Fury & his Howling Commandos #4.

[4] Arrivederci, compagno in Russo.

[5]Federal'naya Sluzhba Bezopasnosti. Servizio di Sicurezza interna della Federazione Russa.

[6] È accaduto nel finale dell’ultimo episodio.

[7] Tipico ornamento femminile indù consistente in punto, in genere rosso, applicato sulla fronte.

[8] Un riferimento alla situazione politica americana al momento in cui queste righe vengono scritte? Chissà? -_^

[9] Su Vendicatori MIT #90.

[10] Sam Wilson è Rappresentante del 13° Distretto dello Stato di New York alla Camera dei Rappresentanti.

[11] Steve Rogers, l’originale Capitan America oggi capo dei Vendicatori Segreti.

[12] Quartiere di Washington D.C. dove, tra l’altro, si trova la sede del Dipartimento di Stato.

[13] Sluzhba Vneshney Razvedki, Servizio Informazioni dall’Estero della Federazione Russa.

[14] Capo di una rete di spie in un paese straniero in gergo russo.

[15] Glavnoye Razvedyvatel'noye Upravleniye. Direzione Principale Informazioni, il servizio segreto militare russo.